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4 Febbraio 2012 | Commenta
=”http://www.youtube.com/embed/WaWf18L5teI” Quello dei Black Keys è senz’altro uno dei nomi più caldi del momento: dopo il successo ai Grammy dello scorso anno, l’uscita del loro nuovo disco è stata accompagnata da un’escalation di popolarità impressionante. Si registrano apparizioni nei più importanti show americani (e non solo), presenza ai vertici di classifiche alternative e generaliste, un tour europeo trionfale ed un imminente giro di live in patria, copertina del numero di gennaio della rivista Rolling Stone, e, tanto per gradire, il predominio nel cartellone di un festival straricco di star come quello di Coachella (vedere il programma per credere).
Dopo la festosa accoglienza riservata dal pubblico a “Lonely boy”, primo singolo del nuovo album “El Camino”, è stata la volta del rilascio dell’intero disco che ora sforna anche una seconda traccia intitolata “Gold on the ceiling”; proprio in queste ore debutterà, con le dovute celebrazioni, anche il video del brano.
Il nuovo singolo conferma, e ormai non ce ne sarebbe quasi bisogno, la straordinaria capacità di Dan Auerbach e Patrick Carney di coniugare le radici blues con un indie-rock spumeggiante e curatissimo pur nel suo voler apparire low-fi.
Come ben sanno i fortunati che hanno potuto apprezzare il recente concerto milanese, quello che formalmente è un duo riesce in realtà a dar vita ad un suono pieno e soddisfacente, ottimo per riconciliarsi con un rock dal sapore casereccio ma al tempo stesso impeccabile. Si sprecano qua e là le citazioni di grandi classici del blues e del rock classico, ma non stonano proprio in virtù del fatto che la musica dei Black Keys è semplicemente composta di quegli stessi elementi.
Con “Brothers” c’è stata la consacrazione definitiva di questi due musicisti, c’è da credere che l’ondata di notorietà non sia passeggera ma rappresenti di fatto l’ascesa della band nel novero dei nomi che contano davvero.
6 Febbraio 2012 | Commenta
“http://www.youtube.com/embed/mk_5qNj4wMo” Contenuta nel corposo album Casa 69, registrato a Toronto e prodotto da Dave Bottrill (in passato al lavoro con Muse e Placebo) in maniera impeccabile ed uscito nel Novembre 2010, Londra Brucia è addirittura il quinto singolo estratto; calato in un album che, pur contenendo sonorità più rock e dosi massiccia di elettronica e suoni campionati, ha già fatto poker di dischi di platino, il brano mette in evidenza i motivi del successo della band salentina. Innanzitutto la capacità melodica di appeal perenne, fondamentale in un mondo musicale come quello italico da sempre piegabile alla facile struttura pop, raffinata in anni di lavoro e glorificata dalle miriadi di collaborazioni di Giuliano Sangiorgi con altri cantanti. In seconda battuta, la produzione sonora è impeccabile: affidarsi a grossi nomi in questo senso spesso paga, specialmente se chi di dovere confeziona per i singoli (e in questo caso Londra Brucia non fa eccezione) un mixaggio meno aggressivo del resto dell’album non destinato alla rotazione radiofonica.
I Clash, dicevamo in apertura: ma i riferimenti con la London’s Burning punk della premiata ditta Strummer/Jones si fermano al titolo. Qui la capitale di Sua Maestà è semplicemente una cornice ad effetto, un pretesto per Giuliano per raccontarci ancora una volta, attraverso smandolimenti elettrici assortiti, i suoi tormenti del cuore, una rincorsa al perduto amore in toni aulici. Il tutto ovviamente, manco a dirlo, espresso col il suo stile vocale caratteristico, quel saliscendi da muezzin al limite della stecca che tanto deve sforzare le sue corde vocali, se il cantante nei mesi scorsi si è dovuto operare per risolvere un problema in merito, ritardando così considerevolmente la partenza del tour collegato all’album.
Non sappiamo se per radio, stretta negli spietati tempi commerciali, ci sarà spazio per la corposa coda della canzone, ma tagliarla sarebbe un mezzo crimine: la variazione al pianoforte, col suo incatenarsi di parole sofferte, rende merito ai sostenitori del Sangiorgi poeta del pop italiano della nuova generazione.
5 Febbraio 2012 | Commenta
“http://www.youtube.com/embed/J5tKSeSF8-w” E’ ormai imminente la pubblicazione di No regrets, album che segna l’esordio da solista dell’ex N-Dubz, Dappy. Il primo omonimo singolo, uscito i primi di ottobre, si è rivelato un successo negli Uk, mentre da noi è stato pressochè ignorato, come del resto è quasi sempre accaduto con i brani degli N-Dubz in passato. Evidentemente Costadinos Contostavlos, questo il vero nome di Dappy, non ha molta fortuna nei nostri confini, ma presto le cose potrebbero cambiare.
L’occasione potrebbe venire da questa Rockstar, secondo singolo estratto, che vanta una collaborazione a dir poco altisonante e anche assolutamente inaspettata come quella di Brian May. Avete letto bene, non c’è alcun errore, si tratta proprio del chitarrista dei Queen che presta la sua Red Special per impreziosire la nuova fatica del rapper di Camden Town. La maggior parte di voi si starà chiedendo come sia possibile questa collaborazione, io almeno sono uno di quelli che se lo è chiesto, comunque sia, pare che il buon May abbia particolarmente apprezzato il primo singolo No regrets e abbia espresso il desiderio di duettare con Dappy.
Torniamo però a Rockstar, che risulta essere una tipica produzione da panorama hip hop britannico, con ritornello facilotto dotato di classici coretti stile dance italiana 80′s , un rappato tutto sommato buono e ben realizzato. La novità, tuttavia, come facilmente prevedibile, resta la chitarra di Brian May, che a dire il vero asseconda parecchio l’ex N-dubz, dando la sensazione di non voler mai sovrastare e diventare protagonista assoluta del brano, pur potendo farlo senza alcuna difficoltà, tanto più che basta il breve ed innocuo riff in chiusura per stabilire le gerarchie.
Se ascolto il singolo e faccio finta di non sapere nulla, posso dire che è un brano sicuramente interessante, che si farà senz’altro notare, chissà… forse anche nella nostra penisola vista l’importanza del featuring, resta però il problema che io e così tutti gli ascoltatori, sanno chi suona quella chitarra. Non so a voi, ma a me resta una sensazione di stranezza alla fine dell’ascolto, chiamatela nostalgia, non lo so, ma io Brian May lo vedo in un unico, regale, contesto e senza offesa, ma Dappy in quel contesto non c’entra proprio nulla.
5 Febbraio 2012 | Commenta
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